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IN DOWNLOAD GRATUITO |
A BUZZ SUPREME COMPILATION

A Buzz Supreme 2009

Samuel Katarro, Beatrice Antolini, The Hacienda, Alessandro Grazian, Mariposa, Baby Blue, Proiettili Buoni, Philomankind, Julie’s Haircut, Ka Mate Ka Ora, Bologna Violenta e molti altri artisti di “A Buzz Supreme” in download gratuito!!

A Buzz Supreme 2009” è una doppia compilation che riunisce alcuni degli artisti che nello scorso anno hanno collaborato con loro. Ventisette tra artisti e gruppi, le più interessanti proposte indipendenti che stanno maturando nella scena indipendente italiana. [dal sito di controradio]

TRACKLIST:

ABS 2009 vol.1
1.01 MUSICA PER BAMBINI “Il Canto Del Bidone” (3’00”)
1.02 ETEREA POST BONG BAND “Cavalcata pt.1″ (1’32″)
1.03 BEATRICE ANTOLINI “Sugarise” (4’06″)
1.04 SAMUEL KATARRO “Dead Man On A Canoe” (3’31″)
1.05 HOLLOWBLUE “You Cannot Stop” (3’29″)
1.06 THE HACIENDA “1 Am” (2’37″)
1.07 EAST RODEO “Pu_” (4’30″)
1.08 PROIETTILI BUONI “Colori Addosso” (3’22″)
1.09 MURIèL“Alto Mare” (4’58”)
1.10 ALESSANDRO GRAZIAN “Solo Lei” (2’42″)
1.11 LA BLANCHE ALCHIMIE “1941″ (4’05″)
1.12 JOUJOUX D’ANTAN “Nel Mio Armadio” (5’03”)
1.13 MARQUEZ “L’Anno Del Toro” (5’13”)

ABS 2009 vol.2
2.01 MARIPOSA feat. DAEVID ALLEN “Clinique Veterinaire” (3’54″)
2.02 BABY BLUE “Took Me Long” (3’55″)
2.03 PETRINA “Pool Story” (6’11″)
2.04 SARAH SCHUSTER “More” (2’58″)
2.05 PHILOMANKIND “Heartbeater” (3’10″)
2.06 METùO “Fonometro” (5’06”)
2.07 JULIE’S HAIRCUT “The Devil In Kate Moss” (4’55”)
2.08 KA MATE KA ORA “Calm Down” (3’21″)
2.09 AIDORU “Albert None” (2’21″)
2.10 THE ORANGE BEACH “Quoque Tu BMW?” (1’55″)
2.11 IL MANISCALCO MALDESTRO “Sorridi Al Muro” (3’47”)
2.12 BOLOGNA VIOLENTA “Il Trionfo Della Morte” (1’21″)
2.13 SUZ “Fear” (4’50″)
2.14 GIANCARLO FRIGIERI AND MOSQUITOS “In Love” (1’56″)

VENTI MINUTI | OFFLAGA DISCO PAX

Mio padre è morto dopo 54 anni complicati
e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi.

Non andavamo d’accordo.

Invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso:
qualche segno delle mani, un’espressione allo specchio, un tono di voce.

Questa cosa non mi piace per niente.

Da quando se ne è andato ho un’eredità natalizia:

aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli
nei loro vent’anni
era l’inizio degli anni ’60 e devono essere stati momenti di grande condivisione
e scoperta del mondo.
Questo tizio io l’ho visto solo due volte, da bambino.
Gente che aveva più borghesia e più boria di noi.
L’ho reincontrato, quell’amico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente.

Da allora quell’uomo ha deciso

che io sono mio padre.

Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama,
parla con me, venti minuti, di cose che non so
e di un periodo in cui non ero ancora nato.
Ha il tono cameratesco che usava con lui
e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome.
Mi dice: “Ti ricordi quello li? Quella là?”
esattamente come fossi lui.

Non ho mai condiviso le scelte di mio padre.
L’ho odiato cordialmente.
Da sempre.
Ora che non c’è più, sono sereno.
Ho risolto le cose che avevo in sospeso.

Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa
e ne parla come non ne ho mai sentito parlare.
Non lo riconosco in quelle storie di amicizia
durata oltre la naturale scadenza.
Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo.
Che chiama ogni tanto, da molto lontano.
E per pochissimo tempo.

È una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia.
Che è quasi assente.

Venti minuti.
Non uno di più.

Anche stamattina.
Parla. Racconta. Quasi piange.
Si congeda e mi chiama col suo nome.
Poi si corregge. Mette giù.
Non era con me che voleva parlare.
Non era di me che aveva bisogno.

Mio padre, per tanto tempo,
mi ha telefonato solo una volta all’anno.
La vigilia di Natale.

Era l’unico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi,
vista l’evidente ostilità che gli riservavo.
Quella telefonata, fatta da nove chilometri,
freddi e distanti quanto lo stretto di Bering,
gli costava molto.

Ma non se la negava mai.

Un punto d’onore.

“Ciao figlio, tuo padre sta bene.
Fatti sentire ogni tanto.
Come sta tua madre?
Valla a trovare.
Almeno lei.
Ciao figlio, buon Natale”

Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo.
Ultraterreno.
Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto.

[Max Collini]

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       "If I get old remind me of this
       That night we kissed and
       I really meant it
       Whatever happens if
       we're still speaking
       Pick up the phone
       Play me this song"

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