Posts Tagged ‘indie folk’
IRON & WINE | DAYTROTTER SESSION

The Gentle Passing Of It All
Daytrotter Session dell’anno nuovo: Samuel Beam.
Tree by the river
Naked as we came
Godless brother
Glad man singing
I NOSTRI CORPI CELESTI |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
I nostri corpi celesti
e i nostri arrivederci
scritti sui vetri rotti
le periferie lunari
i nostri compromessi storici
per non ferirci
e ti ricordi che i nostri sogni sfioravano i soffitti
e le trasformazioni
le nostre New York interiori
e i mazzi di fiori
ai bordi delle strade provinciali
e poi le ali le ali le ali
che ti escono dalla schiena
e le polveri sottili
dei nostri cuori neri
e ti ricordi che i nostri cieli arrivavano ai soffitti
nelle vetrine deserte dei tuoi occhi
qualche scontro di lamiere e di astri
e succursali di paradisi terrestri
e di grandi aziende nell’Europa dell’Est
finestre di palazzi indiferrenti
e poi per noi sbiadivano tra le antenne e i tramonti
e ti ricordi che i nostri sogni sfondavano i soffitti
e ti ricordi i nostri disperati sogni di via Ripagrane, di viale Krasnodar
ti ricordi i nostri disperati sogni di viale Monza?
e ti ricordi i nostri disperati sogni di via Ripagrande, di viale Krasnodar
ti ricordi i nostri disperati sogni di viale Monza
che si infrangevano contro i soffitti e facevano delle specie di affreschi
[Vasco Brondi]
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NUOVI ALBUM | PJ HARVEY, NOAH AND THE WHALE, IRON AND WINE
Uscirà il prossimo 14 febbraio l’ottavo lavoro in studio di PJ Harvey, “Let England Shake” (Island Records). Registrato in una chiesa del XIX secolo nella contea del Dorset insieme a Flood (anche al mixaggio) e co-prodotto con l’aiuto degli storici amici, John Parish e Mick Harvey (ex Bad Seeds), che l’accompagneranno nel tour insieme al batterista Jean-Marc Butty.
TrackList:
1. Let England Shake
2. The Last Living Rose
3. The Glorious Land
4. The Words That Maketh Murder
5. All And Everyone
6. On Battleship Hill
7. England
8. In The Dark Places
9. Bitter Branches
10. Hanging In The Wire
11. Written On The Forehead
12. The Colour of The Earth
A marzo invece il nuovo disco dei Noah and the whale, l’indie-folk band inglese con due album già all’attivo (“Peaceful, The World Lays Me Down“, 2008 e “Noah and the Whale Presents the A Sides, 2009). “Last Night on Earth” (10 canzoni per circa 30 minuti totali), registrato tra una sinagoga a Bethnal Green (Londra) e gli studi di Los Angeles, co-prodotto da Charlie Fink e Jason Lader, sarà anticipato dall’uscita di un primo singolo la prossima settimana.
Infine la pubblicazione del disco di Iron and Wine, il primo a uscire, in ordine di tempo (24 gennaio 2011), che sarà in Italia il prossimo 12 febbraio con una data al Locomotiv di Bologna. “Kiss each other clean” vede nuovamente la collaborazione di Joey Burns e Paul Niehaus dei Calexico, a tre anni di distanza dall’ultimo lavoro del cantautore statunitense Samuel Beam, “The Shepherd’s Dog“. Il lavoro sarà pubblicato con la storica etichetta indipendente 4AD. Il primo singolo “Walking Far From Home“, in uscita oggi nei negozi e disponbile negli store digitali dal 30 di novembre, comprende altre due tracce, “Summer in Savannah” e “Biting Your Tail“.
TrackList:
1. Walking Far From Home
2. Me And Lazarus
3. Tree By The River
4. Monkeys Uptown
5. Half Moon
6. Rabbit Will Run
7. Godless Brother In Love
8. Big Burned Hand
9. Glad Man Singing
10. Your Fake Name Is Good Enough For Me
PER RESPINGERTI IN MARE |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
forse il nostro viaggio porta un po’ più lontano
tu sorridevi agli autovelox e mi spedivi contro spedivi contro il pentagono
i tuoi aerei pieni di armi e di beni materiali
le parole d’amore delle centrali nucleari e tutti gli altri Vietnam e per le trasfusioni
vuoi la vernice rossa perché è più coreografica
quando mi hai detto che sono come l’edera
quando ti ho detto che sei come l’edera
e hai deciso che sei lesbica i tuoi pensieri sono spesso dello stesso materiale del cielo di milano
sventolano dei fazzoletti bianchi dalle finestre quando passiamo per salutarci o perché si arrendono
e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino
e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e il motore eterno del nostro furgone
le ombre rosse il tono della tua voce che era per rischiarare
sulle puttane in viale Europa ricominciava a nevicare
su questo schifo di amore era per respingerti in mare
per farmi tempesta e lente rappresaglie
come tante utilitarie per conformarsi ad un certo modello di dolore
per un malinteso senso del progresso
per un difetto di fabbricazione
nei cieli di Regina Coeli o nei negozi chiusi dove cazzo siete andati tutti
i vostri sguardi che fondevano i metalli
e i camionisti addormentati su di noi ai 110
i nubifragi tra le tue ciglia e il guard-rail
come vorrei
i tuoi fuochi artificiali le tue cazzo di canzoni commerciali
ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti
oppure uccisi da Putin
E quanto costano i tuoi amici che si contano sui petali di quei fiori che quando soffi si disfano gli aerei per Palermo fermi a prendere freddo i dieci grammi nel tuo reggiseno i pescherecci che non tornano quei lunghi mesi immobili i santi i raccoglitori di pomodori le bombe al fosforo quei momenti che respiravamo forte come se stessimo correndo, come per commemorare i tuoi capelli lunghissimi i lavori irregolari i militiari iraniani i tramonti che hanno dei colori chimici i detenuti morti i venti forti dei deserti libici i venti che incendiano i campi nomadi le meteoriti le navi ferme immobili tra l’Italia Malta e la Libia i primi fari antinebbia le nostre ultime bufere violente le guardie notturne che vanno a dormire e non c’è niente da capire non c’è niente da capire
[Vasco Brondi]
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QUANDO TORNERAI DALL’ESTERO |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
«La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità.» [Leo Ferrè]
le morti bianche
le cravatte blu
il tuo fuoco amico
l’eyeliner per andare in guerra
nell’estrema sinistra della galassia, dove per l’umidità del garage
la nostra anima che ansimava era per un’occupazione temporanea,
era una gara di resistenza
partigiano portami via
saremo come dei dirigibili
nei tuoi temporali inconsolabili
dammi 50 centesimi
dammi 50 centesimi
non mi ero accorto che i tuoi orecchini per i riflessi
lanciavano dei piccoli lampi
non avevo capito la direzione dei tuoi sguardi
che siamo donne, siamo donne oltre il burqa e le gonne
metteremo dei letti dappertutto, dei materassi sporchi volanti
si sparse dovunque l’odore dei disinfettanti
saremo come gli aironi che abitano vicino al campo nomadi
andremo ancora a letto vestiti
come ai tempi dei primi freddi e degli elenchi telefonici sui reni
delle scintille che facevi ti diranno che sei poco produttiva
proprio adesso che l’America è vicina
è come andare sulla luna in Fiat Uno
è come lavorare in Cina
ma sei sempre il sole che scende in un ufficio pubblico
per appenderci un altro crocifisso
e di sera nelle zone artigianali
per tradirsi
per brillare come le mine e le stelle polari
e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto
e tu tornerai dall’estero, forse tornerai dall’estero
e tu tornerai dall’estero, forse tornerai dall’estero
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere
adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere
[Vasco Brondi]
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FOCKUS | SIMONA GRETCHEN
Enne fumava i suoi pacchetti e poi gli antidoti in commercio
che gli importava di domani, della pazienza, e anche del tempo?
mi hai chiesto un tentativo, pietà, in un certo senso
non era il caso, forse, ma l’hai fatto lo stesso
non sai neanche se sembrare irriverente o irrilevante
se sai di odiare o il suo contrario, o, tanto per parlare…
hai mai pensato ci siano già abbastanza persone
convinte che l’accettazione abbia a che fare con la fede?
(peggio, con la rassegnazione)
che guardano alle spalle e mai una volta avanti a loro?
che se la morale manca rischiano di sentirsi sole?
soggette a presunzione, prescrizione, presupposti e finte malattie
che diano loro un diverso colore
in cerca di una dignità ulteriore
pensare che c’è ancora gente a credere
ch’io mi prenda sul serio o che m’importi aver ragione
chiedi se io prediliga i miei rimorsi o i miei rimpianti
se stia imparando a credere nel mio lato migliore
Enne fumava i suoi pacchetti e poi gli antidoti in commercio
che gli importava di domani, della pazienza e anche del tempo?
risponderò a tutte le domande
ma non alla richiesta di un ennesimo favore
chiedi se io prediliga i miei rimorsi o i miei rimpianti
se stia imparando a credere nel mio lato migliore
perdi in partenza, e io non ho più parole
perdi se cerchi ancora un torto o una ragione
[Simona Darchini]
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LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA |
TOUR TEATRALE IN APRILE
[un po' in ritardo ma è sempre una buona notizia!]
torino bologna roma milano
con gli archi e l’elettricità e i nostri disperati sogni che arriveranno. un ultimo tour di questo disco per fare finire questo lunghissimo inverno. come quando in albergo hai unito i letti che io non ne avevo il coraggio. per prendersi dei teatri e tutti gli altri posti in cui non dovevamo stare. dei valzer stonati e rumorosi degli addii e degli arrivederci e dei come stai. Le nostre brutte fototessere e dietro di noi le nostre scenografie con i condomini. Le canzoni rovinate e i monumenti abbattuti. Ancora le chitarre elettriche e le frasi e le incursioni delle falene per queste quattro sere.

Canzoni riarrangiate con un trio d’archi speciale:
al violino elettrico Rodrigo D’Erasmo (AFTERHOURS)
al contrabbasso e chitarre elettriche Stefano Pilia (MASSIMO VOLUME)
al violoncello elettrico Guglielmo Ridolfo Gagliano (PAOLO BENVEGNU’).
Letture tratte da Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero, qualche anticipazione della roba nuova, cover stravolte e rovinate e farneticazioni varie. [dal sito ufficiale]
martedì 6 aprile TORINO teatro espace
mercoledì 7 aprile BOLOGNA teatro duse
venerdì 9 aprile ROMA teatro palladium
sabato 17 aprile MILANO teatro parenti
LE MIE FATE | SIMONA GRETCHEN
non c’è rischio né passione, non c’è margine d’errore
sicurezza mia non piace a chi mi spreme, a chi non duole
a chi mi ripete piano: “il tempo aiuta … e noi lo aspettiamo!”
vorrei soltanto esser certa che ciascuno avesse perso
questo sarà il mio risveglio, questo il mio placebo
e vi chiedo: se solo dai miei occhi lo poteste cancellare
poi mi appoggio un po’ in disparte
mentre lisce come il miele
ridono le loro voci
che non mi riesce di sentire
no, non mi riesce di sentire
amerò il suo torpore finché farà troppo male
dice che non ha speranza di uscirne fuori
e non mi riesce di negare una sorte così chiara
questa voce che mi uccide, io la imploro di tacere
poi mi appoggio un po’ in disparte
mentre lisce come il miele
ridono le loro voci
che non mi riesce di sentire
no, non mi riesce di sentire
per questo dormono e poi chiedono perdono, le mie fate
dormono e poi chiedono perdono
forse chiedono perdono
[Simona Darchini]
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NEI GARAGE A MILANO NORD |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
I semafori cominciavano a lampeggiare
centimetri tra le nostre bocche con un contratto andato a male
le istruzioni per abbracciarsi
e per ballare negli scompartimenti delle metropolitane
sarà l’effetto serra il nostro carcere speciale
le fotocopie del cielo milanese
che Milano era veleno, che Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle cianotiche da stelle con tuo nome
le insegne luminose e i tifosi violenti
arruoliamo i brigatisti
arroghiamoi brigatisti
arruoliamo i brigatisti.
Nei bar deserti sui navigli
la curiosità ci divorava
e staremo ad abbaiare a questo cielo da rottamare
abiteremo in un centro sociale affacciato sulle discariche e sul mare
ma lavoreremo ancora in nero
Milano era veleno, Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle militanti da stelle deficienti
dalle p-38 caricate a sale
Milano da bere Milano da pere
amori interinali e poliziotti di quartiere
nei bar deserti i navigli
per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti, per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti
per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti, per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord.
Chi odia i Terroni.
Chi ha crisi interiori.
Chi scava nei cuori.
Chi legge la mano.
Chi regna sovrano.
Chi suda e chi lotta.
Chi mangia una volta.
Chi gli manca una casa.
Chi vive da solo.
Chi prende assai poco.
Chi gioca col fuoco.
Chi vive in calabria.
Chi vive d’amore.
Chi prende i sessanta.
Chi arriva all’ottanta.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
[Vasco Brondi]