Posts Tagged ‘italian’
IL PUGILE | BRUNORI SAS
La devi smettere di darmi pugni
non sono mica un pugile
Ma tu non capisci la poesia
Sei solamente un tecnico.
E si lo so che sei infallibile
che sei di ferro indistruttibile
Mentre io sono un fiore (3v.)
La devi smettere di darmi calci,
non sono un super santos
Ma tu non cogli l’ironia
di questa strana poesia
E si lo so che sei imbattibile
che sei perfetto irragiungibile
Mentre io sono un fiore (4v.)
E si lo so che sei infallibile
che sei di ferro indistruttibile
Mentre io sono un fiore (4v.)
[Dario Brunori]
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GUARDIA ’82 | BRUNORI SAS
La spiaggia di Guardia rovente
era piena di gente
Si parlava di sport di Pertini e Bearzot
Io ignaro di questo, ignaro di tutto
Fabbricavo castelli di sabbia
Con paletta e secchiello, ed in testa un cappello
E lei stava senza mutande
Ma io non la guardavo neanche
M’infilavo i braccioli e poi dritto nel ma- a- re
Non sapevo neanche cosa fosse l’Amore.
Dieci anni più tardi la vidi vicino a un falò
E bruciava la carne e bruciavano canne
Io stavo seduto da solo a suonar la chitarra
A cantare canzoni a cercare attenzioni
Ma lei non mi guardava neanche
Ed io facevo finta di niente
Ingollavo peroni e inziavo ad urlaaa- aaa- re
Delle pene che solo ti sa dare l’amo-oo-re
Sulla spiaggia lattine anni ’80
Quando il mare s’incazzae riporta
Ricordi che avevi coperto di sabbia
Palloni arancioni sgonfiati,
fare ciao ad un treno chepassa
E guardare nel cielo la scia di un aereo
E lei sempre senza mutande
Ed io che non capivo neanche
E scavavo la sabbia cercando tesooo – ooo -ri
E vedevo la vita soltanto a colori
E poi di colpo fra le sue braccia
Noi due stretti sotto la doccia
La paura e la voglia di fare l’amo- oooo- re
Il 31 agosto,
C’è una storia che nasce
E un’estate che muore.
[Dario Brunori]
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COME STAI | BRUNORI SAS
“Come stai?”
è la frase d’esordio nel mondo che ho intorno
Tutto bene, ho una casa
e sto lavorando ogni giorno
che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?
E’ il mutuo il pensiero peggiore del mondo che ho intorno
Tasso fisso, con l’euribor c’è chi sta impazzendo da un anno
Che cosa vuoi che scriva? Di cosa vuoi che canti?
Naaaa-na-na-na
Di com’è facile andare quando non sai guidare
Naaaa-na-na-na
Di com’è triste natale senza mio padre
Il calcio è la sola religione del mondo che ho intorno
Una pizza, una birra e poi andremo a ballare giù al mare
che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?
Naaaa-na-na-na
Di com’è grande il mare
quando non sai nuotare
Naaaa-na-na-na
Di come navigare al rallentatore
Forse dentro me cambiano le cose
Forse dentro me cambiano le cose
Dentro al mio giardino nascono le rose
[Dario Brunori]
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VENTI MINUTI | OFFLAGA DISCO PAX
Mio padre è morto dopo 54 anni complicati
e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi.
Non andavamo d’accordo.
Invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso:
qualche segno delle mani, un’espressione allo specchio, un tono di voce.
Questa cosa non mi piace per niente.
Da quando se ne è andato ho un’eredità natalizia:
aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli
nei loro vent’anni
era l’inizio degli anni ’60 e devono essere stati momenti di grande condivisione
e scoperta del mondo.
Questo tizio io l’ho visto solo due volte, da bambino.
Gente che aveva più borghesia e più boria di noi.
L’ho reincontrato, quell’amico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente.
Da allora quell’uomo ha deciso
che io sono mio padre.
Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama,
parla con me, venti minuti, di cose che non so
e di un periodo in cui non ero ancora nato.
Ha il tono cameratesco che usava con lui
e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome.
Mi dice: “Ti ricordi quello li? Quella là?”
esattamente come fossi lui.
Non ho mai condiviso le scelte di mio padre.
L’ho odiato cordialmente.
Da sempre.
Ora che non c’è più, sono sereno.
Ho risolto le cose che avevo in sospeso.
Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa
e ne parla come non ne ho mai sentito parlare.
Non lo riconosco in quelle storie di amicizia
durata oltre la naturale scadenza.
Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo.
Che chiama ogni tanto, da molto lontano.
E per pochissimo tempo.
È una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia.
Che è quasi assente.
Venti minuti.
Non uno di più.
Anche stamattina.
Parla. Racconta. Quasi piange.
Si congeda e mi chiama col suo nome.
Poi si corregge. Mette giù.
Non era con me che voleva parlare.
Non era di me che aveva bisogno.
Mio padre, per tanto tempo,
mi ha telefonato solo una volta all’anno.
La vigilia di Natale.
Era l’unico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi,
vista l’evidente ostilità che gli riservavo.
Quella telefonata, fatta da nove chilometri,
freddi e distanti quanto lo stretto di Bering,
gli costava molto.
Ma non se la negava mai.
Un punto d’onore.
“Ciao figlio, tuo padre sta bene.
Fatti sentire ogni tanto.
Come sta tua madre?
Valla a trovare.
Almeno lei.
Ciao figlio, buon Natale”
Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo.
Ultraterreno.
Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto.
[Max Collini]
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UNA GIORNATA SENZA PRETESE |
VINICIO CAPOSSELA
Sotto un cielo di nebbia
che cielo non è
è un altro giorno insicuro
che io passo con te
e ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
È stato forse per noia
o per mancanza di vino
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
l’auto va dolcemente
dentro la notte più scura
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera…
BUON APPETITO | DENTE
Da lunedì 5 ottobre e per una settimana anteprima esclusiva del video di Dente “Buon Appetito” su Rockit.
E intanto su Rolling Stone TV la prima puntata del format “La stanza delle scope” con protagonista Dente.
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non vederti più
l’idea di non fidarmi più
qualsiasi cosa mi dirai
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non toccarti più
l’idea di non seguirti più
in tutto ciò che fai
Ho messo le mani in tasca
e ho sputato sulla tavola:
buon appetito, amore mio.
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non sapere più
quando cammini dove vai
quando dormi con chi lo fai
Di tutte le lacrime che hai
quante ne piangerai?
Quantificando il male che mi fai
ho visto che non finisce mai
Quindi ho messo le mani in tasca
e ho sputato sulla tavola:
buon appetito, amore mio.
Quando fai la spesa cosa comperi?
Di che colore hai colorato i mobili?
Vorrei non sapere più nemmeno dove abiti.
Quando fai la spesa cosa comperi?
Di che colore hai colorato i mobili?
Vorrei non sapere più nemmeno dove abiti..
[Giuseppe Peveri]
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ORFANI ORA | VINICIO CAPOSSELA
Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e ogni goccia d’acqua che mi sta bagnando
mi parla un po’ di te
sono giorni che cammino senza meta
portandoti per mano
se anche torneremo uguali a prima non importa
se dovrò mandarmi in cenere
per ritornare a vivere
La pioggia mi feriva
e non avevo più parole
ora è diventata neve
e cade morbida..
E io sono quello a cui
fai accender sigarette
e sono quello
per cui le hai accese tu
Il sano non crede al malato
e si annoia alla malattia
se avevi dei ricordi ora
ora son passati a me
e sono nudo per strada
da quando non mi copre più il tuo sguardo
E nuda è la strada e i binari e le insegne
e nuda sei tu
il mondo ora è nudo
se non lo copre il tuo sguardo
Siamo orfani ora
io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
Io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
E nuda è la strada e i binari e le insegne
e nuda sei tu
il mondo ora è nudo
se non lo copre il tuo amore
siamo orfani ora
Siamo orfani ora
io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e sono giorni che cammino senza meta
portandoti nel cuore
LA BATTAGLIA DELLE BANDE | DENTE
oggi stiamo insieme
sali in macchina con me
vino cibo e musica
tutta la notte insieme a te
chissà se mi hai capito
non mi sono capito neanche io
quando ti ho detto
questa è casa mia
"tu e il tuo amico andate via"
quanto ti ho voluto e quanta voglia ho
di darti un bacio sulle stelle
saltare il compito di matematica
farti un disegno sulla pelle
tiriri tiri..
dopo un sogno elegantissimo
vado in cerca di un caffè
alzare i tacchi lungo le voci e
lasciarti in buona compagnia
non sono stato un buon esempio lo so
non raccontiamoci bugie
tiriri tiri..
poi una settimana nel panico
le parole non ci sono più
cerco qualche cosa di qualche tempo fa
e vedo questa frase qua
quanto ti ho voluto e quanta voglia ho
di darti un bacio sulle stelle
saltare il compito di matematica
farti un disegno sulla pelle
tiriri tiri..
oggi stiamo insieme
sali in macchina con me
vino cibo e musica
tutta la notte senza te
[Giuseppe Peveri]
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NEI GARAGE A MILANO NORD |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
I semafori cominciavano a lampeggiare
centimetri tra le nostre bocche con un contratto andato a male
le istruzioni per abbracciarsi
e per ballare negli scompartimenti delle metropolitane
sarà l’effetto serra il nostro carcere speciale
le fotocopie del cielo milanese
che Milano era veleno, che Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle cianotiche da stelle con tuo nome
le insegne luminose e i tifosi violenti
arruoliamo i brigatisti
arroghiamoi brigatisti
arruoliamo i brigatisti.
Nei bar deserti sui navigli
la curiosità ci divorava
e staremo ad abbaiare a questo cielo da rottamare
abiteremo in un centro sociale affacciato sulle discariche e sul mare
ma lavoreremo ancora in nero
Milano era veleno, Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle militanti da stelle deficienti
dalle p-38 caricate a sale
Milano da bere Milano da pere
amori interinali e poliziotti di quartiere
nei bar deserti i navigli
per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti, per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti
per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti, per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord
nei garage a Milano nord.
Chi odia i Terroni.
Chi ha crisi interiori.
Chi scava nei cuori.
Chi legge la mano.
Chi regna sovrano.
Chi suda e chi lotta.
Chi mangia una volta.
Chi gli manca una casa.
Chi vive da solo.
Chi prende assai poco.
Chi gioca col fuoco.
Chi vive in calabria.
Chi vive d’amore.
Chi prende i sessanta.
Chi arriva all’ottanta.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
Chi muore a lavoro.
[Vasco Brondi]