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COSA VOLETE SENTIRE | COMPILATION DI RACCONTI DI CANTAUTORI ITALIANI

cosa volete sentireGià da qualche anno assistiamo a una rinascita della canzone d’autore italiana. A farsene portavoce non sono i prodotti da talent show a cui ci ha abituato la televisione né l’ennesimo pacchetto preconfezionato delle major discografiche, ma una nuova ondata di artisti che propongono un modello piů autonomo di produzione musicale e usano la parola come arma per raccontare, oltre che se stessi, anche la vita di un paese in continuo cambiamento. La musica indipendente è tornata ad attingere all’immaginario nazionale e alla ricchezza espressiva della nostra lingua, per produrre canzoni evocative, forti, coraggiose. A farla da padrone sono, insomma, i testi. Ecco perché abbiamo chiesto a tredici nuovi autori di scrivere un racconto. Il risultato è una mappa non solo dello stato della musica italiana ma anche delle persone a cui questa è rivolta: gente che si ride addosso, che è capace di immaginarsi un lavoro e un grande amore, di vivere e non di sopravvivere, e di reinventare la realtà. Si spazia dai ricordi di gioventù alle difficoltà dell’autopromozione, dai primissimi concerti alle vicissitudini del tour, dalla solitudine delle stanze d’albergo ai miraggi della notorietà, rivisitando e modernizzando l’intero concetto di rockstar. Il tutto con un unico, saldo filo conduttore: la musica.
Cosa volete sentire racconta fedelmente gioie e dolori di una scena in espansione, e farà sicuramente la felicità dei fan, sempre più numerosi, dei nostri protagonisti.
[dal sito ufficiale]

A cura di: Chiara Baffa

Hanno scritto: Andrea Appino (Zen Circus), Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica), Dario Brunori (Brunori SAS), Letizia Cesarini (Maria Antonietta), Max Collini (Offlaga Disco Pax), Fabio De Min (Non Voglio Che Clara), Antonio Di Martino (Dimartino), Titano Gulmanelli (Jang Senato), Simone Lenzi (Virginiana Miller), Rossano Lo Mele (Perturbazione), Giuseppe Peveri (Dente), Alessandro Raina (Amor Fou), Peppe Voltarelli.

OFFLAGA DISCO PAX | PROTOTIPO TOUR 2010 E ANTEPRIMA PROTOTIPO EP

Partirà da Torino venerdì 12 Novembre il “Prototipo Tour” 2010 degli OfflagaDiscoPax, una serie di concerti molto particolari che ci impegneranno per i mesi finali dell’anno pari. Rivisiteremo infatti i nostri due album con una strumentazione monocratica, portando sul palco esclusivamente tastiere Casio principalmente primigenie, lasciando a casa chitarre, basso, piano e quant’altro di solito ci accompagna. Il risultato ottenuto approntando queste nuove versioni è apparso anche a noi abbastanza sorprendente e per questo verrà documentato ai posteri nel “Prototipo Ep”, un cd completamente autoprodotto che troverete solo al banchetto dei concerti in edizione limitata a 500 copie numerate. Nel cd abbiamo inserito queste nuove versioni di Robespierre, Ventrale, Fermo!, Tono Metallico Standard, Onomastica e Lungimiranza e anche dal vivo la scaletta vedrà tutti i brani in veste Casiotonica, scaletta dove torneremo su qualche canzone un po’ trascurata negli ultimi tempi. OfflagaDiscoPax. Casiotonici. [dal blog ufficiale]

Sul sito di Italian Embassy un articolo sul “Prototipo EP” e un’anteprima assoluta di Onomastica

offlaga disco pax

OfflagaDiscoPax | PROTOTIPO Tour 2010

Venerdì 12 Novembre | TORINO – Spazio 211;

Sabato 13 Novembre | SEREGNO (MI) – Arci Tambourine;

Martedì 16 Novembre | ROMA – Circolo degli Artisti;

Venerdì 19 Novembre | GENOVA – Blue Moon;

Sabato 20 Novembre | CAVRIAGO (RE) – Calamita;

Mercoledì 24 Novembre | FIRENZE – Sala Vanni;

Giovedì 25 Novembre | FIRENZE – Sala Vanni (doppio concerto);

Sabato 27 Novembre | NAPOLI – Duel Beat;

Venerdì 3 Dicembre | BOLOGNA- Locomotiv;

Sabato 4 Dicembre | VERONA – Interzona;

Martedì 7 Dicembre | CODROIPO (UD) – Edera;

Venerdì 10 Dicembre | CORTEMAGGIORE (PC) – Fillmore (+ Ministri);

Sabato 11 Dicembre | BRESCIA – Latteria Molloy;

Venerdì 17 Dicembre | MODENA – Vibra.

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VENTI MINUTI | OFFLAGA DISCO PAX

Mio padre è morto dopo 54 anni complicati
e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi.

Non andavamo d’accordo.

Invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso:
qualche segno delle mani, un’espressione allo specchio, un tono di voce.

Questa cosa non mi piace per niente.

Da quando se ne è andato ho un’eredità natalizia:

aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli
nei loro vent’anni
era l’inizio degli anni ’60 e devono essere stati momenti di grande condivisione
e scoperta del mondo.
Questo tizio io l’ho visto solo due volte, da bambino.
Gente che aveva più borghesia e più boria di noi.
L’ho reincontrato, quell’amico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente.

Da allora quell’uomo ha deciso

che io sono mio padre.

Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama,
parla con me, venti minuti, di cose che non so
e di un periodo in cui non ero ancora nato.
Ha il tono cameratesco che usava con lui
e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome.
Mi dice: “Ti ricordi quello li? Quella là?”
esattamente come fossi lui.

Non ho mai condiviso le scelte di mio padre.
L’ho odiato cordialmente.
Da sempre.
Ora che non c’è più, sono sereno.
Ho risolto le cose che avevo in sospeso.

Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa
e ne parla come non ne ho mai sentito parlare.
Non lo riconosco in quelle storie di amicizia
durata oltre la naturale scadenza.
Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo.
Che chiama ogni tanto, da molto lontano.
E per pochissimo tempo.

È una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia.
Che è quasi assente.

Venti minuti.
Non uno di più.

Anche stamattina.
Parla. Racconta. Quasi piange.
Si congeda e mi chiama col suo nome.
Poi si corregge. Mette giù.
Non era con me che voleva parlare.
Non era di me che aveva bisogno.

Mio padre, per tanto tempo,
mi ha telefonato solo una volta all’anno.
La vigilia di Natale.

Era l’unico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi,
vista l’evidente ostilità che gli riservavo.
Quella telefonata, fatta da nove chilometri,
freddi e distanti quanto lo stretto di Bering,
gli costava molto.

Ma non se la negava mai.

Un punto d’onore.

“Ciao figlio, tuo padre sta bene.
Fatti sentire ogni tanto.
Come sta tua madre?
Valla a trovare.
Almeno lei.
Ciao figlio, buon Natale”

Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo.
Ultraterreno.
Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto.

[Max Collini]

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       "If I get old remind me of this
       That night we kissed and
       I really meant it
       Whatever happens if
       we're still speaking
       Pick up the phone
       Play me this song"

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