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Posts Tagged ‘parole’

SALDATI | DENTE

Primo singolo estratto dall’album “Io Tra Di Noi” (Ghost Records & Publishing/2011) in uscita l’11 ottobre 2011.

Aspetto che il mio cuore faccia bum
chi semina peste raccoglie dolore
sotto le lenzuola anche tu
io divento un fiume e tu profumi come un fiore

Cadi giù dal letto parabum
mi tieni più forte e poi non ti muovi
chiudi gli occhi e non ti vedo
poi lego i miei capelli ai tuoi con più di mille nodi

Portami a vedere il cielo questa notte anche se è nuvolo
ho tanto caldo anche se è inverno
ho tanto caldo anche se è inverno

Mi sento che non peso quasi più
mi volto nel letto silenzio che dorme
“e come stai” mi chiedo dandomi del tu
“come a primavera sugli alberi le foglie”

Portami a vedere il cielo questa notte anche se è nuvolo
ho tanto caldo anche se è inverno
ho tanto caldo anche se è inverno

Ma che bel sogno
fino al mattino non ho chiuso occhio

Portami a vedere il cielo questa notte anche se è nuvolo
ho tanto caldo anche se è inverno
ho tanto caldo anche se è inverno

[Giuseppe Peveri]

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ANDROMEDA MARIA | PAOLO BENVEGNÙ

Sono pazzo di te
disse l’uomo e poi voltandosi
ruppe in mille pezzi un bicchiere
ferito di ambrosia e di amore

nel sangue dei profeti una spada vive di incomprensione
gli disse la sposa tendendo le gambe
e curvandosi al suolo
io sono l’invenzione che salva e ti sfugge
tu sei le armi che porti sui fianchi
trascinandoti nella polvere

e inseguire ogni cosa perchè non si possa afferrare
come i fiori che baciano gli alberi
ed amare ogni cosa perché non c’è altro da fare
in un giorno qualsiasi nel traffico

tu sei pazzo di me
rubi il fuoco per sedurmi
io sono sacra e nascondo il mistero
bevi dalla mia bocca perché
io sono miele e vita e ti seguo per accogliere
il padre, il guerrigliero e l’avaro e l’assassino
e la madre che è in ogni bambino

e inseguire ogni cosa perchè non si possa afferrare
come i fiori che baciano gli alberi
ed amare ogni cosa perchè non c’è altro da fare
in un giorno qualsiasi nel traffico

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LOVE IS TALKING | PAOLO BENVEGNÙ

E poi venne la notte
ma non fu l’ultima a cadere
per primi gli uomini, poi i cani, poi le artiglierie da campo

poi i limoni
e gli occhi dei bambini
e le risposte dei carabinieri
poi passò tutto e alba ritornò il sole
e a mezzogiorno il canto

madre, di tutti i poeti
raccogli solo i figli di disgrazia
e poi allontanati, mettiti i guanti,
mettiti artigli per dimenticare
la seduzione per i giornalisti
e l’attenzione per le borse nere
poi torna a casa, prepara il pane
e che ai tuoi uomini non manchi il pianto

love is talking moving everything
love is joking don’t move anything
love is talking moving everything
love is joking don’t move anything anything

così seguimmo le stelle senza sapere dove andare
ché non è vergine la terra
perché a violenza l’ha piegata il mare
e violentammo anche noi per non sentire la fame
la carne cruda negge gambe
così da pochi diventammo sciame

ma poi finirono le terre
ed inventammo dio
lo trafiggemmo all’alba
l’ultima volta che provò a sorridere
così inventammo la notte
che non si parli più del sole
non c’è mai stato nessun errore
perché chi vede muore

love is talking moving everything
love is joking don’t move anything
love is talking moving everything
love is joking don’t move anything

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OCEANO | DENTE

Ho una gran voglia di sentirti lontano
e do ai miei desideri una mano
perché io so che tu non vuoi ridere più

sei preziosa come una finestra
quando ti vuoi buttare giù
gentile come un orologio e svelta
a dire oggi non ci sono più
io mi perdo in un oceano di parole
te lo prometto che non bevo più
ma insegnami quel gioco nuovo,
guardami c’è un mazzo buono tutto per noi

almeno qui fammi vincere, non mi importa la verità
almeno qui fammi vincere, non mi importa..
per carità o per amore spiegami come si fa
a fare di un bisogno solo un desiderio

felice senza un’anima gemella, amico mio è la verità
amore mio, ho anche comprato un aquilone, pensando di volare via
ma i sogni sono sogni e non si vola via, nessuno in spiaggia a corso melodia
ma invece noi che giochiamo a fare gli indifferenti, che cosa buffa e stupida

quel gioco qui non lo so vincere, non so mica come si fa
un gioco in cui devi fingere, te lo chiedo..
per carità o per amore spiegami come si fa
a fare di un bisogno solo un desiderio

non è poi/la fine del mondo
se non sei/poi la fine del mondo

[Giuseppe Peveri]

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I NOSTRI CORPI CELESTI |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

I nostri corpi celesti
e i nostri arrivederci
scritti sui vetri rotti

le periferie lunari
i nostri compromessi storici
per non ferirci

e ti ricordi che i nostri sogni sfioravano i soffitti

e le trasformazioni
le nostre New York interiori
e i mazzi di fiori
ai bordi delle strade provinciali
e poi le ali le ali le ali
che ti escono dalla schiena
e le polveri sottili
dei nostri cuori neri

e ti ricordi che i nostri cieli arrivavano ai soffitti

nelle vetrine deserte dei tuoi occhi
qualche scontro di lamiere e di astri
e succursali di paradisi terrestri
e di grandi aziende nell’Europa dell’Est
finestre di palazzi indiferrenti
e poi per noi sbiadivano tra le antenne e i tramonti

e ti ricordi che i nostri sogni sfondavano i soffitti

e ti ricordi i nostri disperati sogni di via Ripagrane, di viale Krasnodar
ti ricordi i nostri disperati sogni di viale Monza?

e ti ricordi i nostri disperati sogni di via Ripagrande, di viale Krasnodar
ti ricordi i nostri disperati sogni di viale Monza

che si infrangevano contro i soffitti e facevano delle specie di affreschi

[Vasco Brondi]

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ORIZZONTI | MARLENE KUNTZ

Vorrei farti diventare come me,
mio pulcino gioioso nella gabbia dorata.
C’è chi parlerebbe di corrompere,
ma io so che ne usciresti bella eccitata.
E mi azzardo a dire: a lungo andare anche grata.

Sono solo barriere di spessore morale,
ma la carne è debole…

Ho in serbo un turbine per te,
e ho voglia di infiammare la tua erotica
e vivida curiosità.
Ho un conto aperto
con il mio concupisciente Mr. Hyde.

Orizzonti nuovi che si accendono…
Guarda quante sirene fanno miao con la mano!
E quegli stormi là che ci volteggiano…
Loro sì che sanno come andare lontanO!
(e tu non dar retta a chi blatera invano).

Con la mia poesia voleremo senz’ali:
noi poeti sappiamo intenerire e mentire.
Sono solo barriere
di spessore morale,
ma la carne è debole…

Ho in serbo un turbine per te,
e ho voglia di infiammare la tua erotica
e nitida curiosità.
Ho un conto aperto
con il mio libidinoso Mr. Hyde.

[Cristiano Godano]

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RICOVERO VIRTUALE | MARLENE KUNTZ

Deficiente di un perdente,
testa fina e figa niente;
poco real, molto forum,
voce grossa e zero quorum.

Canta con me questo pezzo:
“Son protervo ma reietto”.
Canta forte, a squarciagola,
mentre porto mio figlio a scuola.

Quanta roba hai scaricato?
Quanto poco hai ascoltato?
E quanta merda andrai a gettare
nel tuo ricovero virtuale?

Canta con me questo pezzo:
“Son superbo ma negletto”.
Canta forte, a squarciagola,
mentre torno dalla scuola.

E sento puzza di sfigato,
brutto e storto e avviluppato
sul suo tronfio sentenziare
auto-riflesso e marginale.

Tutto a tempo perso. E gratis.

E io non necessito di te,
mia inutile virtualità.

Canta con me questo pezzo:
“Son borioso e schifosetto”.
Canta con me la canzone
dell’indiscutibile coglione.

Le cose cambiano,
e io non le contrasto mai.
Sarebbe stupido,
altrettanto inutile.
Ma mi fa schifo, sai?, l’insensibilità…

[Cristiano Godano]

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SCATTI | MARLENE KUNTZ

Correre felice sui declivi io e te,
con gli stivaletti a punta barcollare finché
non ci tuffiamo in un cespuglio
con grida sceme e all’unisono.

Molestrare i fiori con la schiena che tu
hai baciato poco prima, fra le scapole. E poi
salutare insieme il cielo lassù,
con occhi che si adorano.

Quindi andare a Ovest: la taverna, lo sai,
è lì che aspetta il sole scendere giù
…e io con un bicchiere in mano, in posa per te,
fingendo solitudine…
(eppure il messaggero sarò
della futura inquietudine).

E ancora correre spostando l’aria,
come hanno fermato queste foto di anni fa.
E ancora ridere leccando l’aria…
la ricordo bene, quella estate magica.

Ecco qua lo scatto dove abbracci anche lui
con ingenua affettuosità…
vanno ancora bene gli affari
e l’amore come dicono?
Io non ti ho mai più pensata, ma so che i tuoi bambini crescono.

E ancora correre…

[Cristiano Godano]

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PER RESPINGERTI IN MARE |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

forse il nostro viaggio porta un po’ più lontano
tu sorridevi agli autovelox e mi spedivi contro spedivi contro il pentagono
i tuoi aerei pieni di armi e di beni materiali
le parole d’amore delle centrali nucleari e tutti gli altri Vietnam e per le trasfusioni
vuoi la vernice rossa perché è più coreografica

quando mi hai detto che sono come l’edera
quando ti ho detto che sei come l’edera

e hai deciso che sei lesbica i tuoi pensieri sono spesso dello stesso materiale del cielo di milano
sventolano dei fazzoletti bianchi dalle finestre quando passiamo per salutarci o perché si arrendono

e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino
e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino

e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano
e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano

e il motore eterno del nostro furgone
le ombre rosse il tono della tua voce che era per rischiarare
sulle puttane in viale Europa ricominciava a nevicare
su questo schifo di amore era per respingerti in mare
per farmi tempesta e lente rappresaglie
come tante utilitarie per conformarsi ad un certo modello di dolore
per un malinteso senso del progresso
per un difetto di fabbricazione

nei cieli di Regina Coeli o nei negozi chiusi dove cazzo siete andati tutti
i vostri sguardi che fondevano i metalli
e i camionisti addormentati su di noi ai 110
i nubifragi tra le tue ciglia e il guard-rail
come vorrei
i tuoi fuochi artificiali le tue cazzo di canzoni commerciali
ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti
oppure uccisi da Putin

E quanto costano i tuoi amici che si contano sui petali di quei fiori che quando soffi si disfano gli aerei per Palermo fermi a prendere freddo i dieci grammi nel tuo reggiseno i pescherecci che non tornano quei lunghi mesi immobili i santi i raccoglitori di pomodori le bombe al fosforo quei momenti che respiravamo forte come se stessimo correndo, come per commemorare i tuoi capelli lunghissimi i lavori irregolari i militiari iraniani i tramonti che hanno dei colori chimici i detenuti morti i venti forti dei deserti libici i venti che incendiano i campi nomadi le meteoriti le navi ferme immobili tra l’Italia Malta e la Libia i primi fari antinebbia le nostre ultime bufere violente le guardie notturne che vanno a dormire e non c’è niente da capire non c’è niente da capire

[Vasco Brondi]

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QUANDO TORNERAI DALL’ESTERO |
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

«La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità.» [Leo Ferrè]

le morti bianche
le cravatte blu
il tuo fuoco amico
l’eyeliner per andare in guerra
nell’estrema sinistra della galassia, dove per l’umidità del garage
la nostra anima che ansimava era per un’occupazione temporanea,
era una gara di resistenza

partigiano portami via
saremo come dei dirigibili
nei tuoi temporali inconsolabili
dammi 50 centesimi
dammi 50 centesimi

non mi ero accorto che i tuoi orecchini per i riflessi
lanciavano dei piccoli lampi
non avevo capito la direzione dei tuoi sguardi
che siamo donne, siamo donne oltre il burqa e le gonne

metteremo dei letti dappertutto, dei materassi sporchi volanti
si sparse dovunque l’odore dei disinfettanti
saremo come gli aironi che abitano vicino al campo nomadi

andremo ancora a letto vestiti
come ai tempi dei primi freddi e degli elenchi telefonici sui reni
delle scintille che facevi ti diranno che sei poco produttiva
proprio adesso che l’America è vicina
è come andare sulla luna in Fiat Uno
è come lavorare in Cina

ma sei sempre il sole che scende in un ufficio pubblico
per appenderci un altro crocifisso
e di sera nelle zone artigianali
per tradirsi
per brillare come le mine e le stelle polari

e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto

e tu tornerai dall’estero, forse tornerai dall’estero
e tu tornerai dall’estero, forse tornerai dall’estero

adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere

adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere

adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole
che fanno piovere

[Vasco Brondi]

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       "If I get old remind me of this
       That night we kissed and
       I really meant it
       Whatever happens if
       we're still speaking
       Pick up the phone
       Play me this song"

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