Posts Tagged ‘video’
MAO ZEITUNG | PERTURBAZIONE
un cocktail sulla spiaggia
un caminetto made in china
è tutto quello che vorrei
per me
completo a montezemolo
con tutti li occhi a mandorla
se vuole può anche trasferirsi
ad est
abbiam moltiplicato
il pane ed i miracoli
le cinghie non si tirano
di più
siam fermi ad un semaforo
per cominciare ballo
ma siamo al verde ho il conto in rosso
e l’incubo del giallo
competere competere competere per chi
competere per chi non se lo merita
competere competere competere con chi
non sa nemmeno cosa sia domenica
non sa nemmeno cosa sia
l’America ha cambiato pelle
e il vizio è sempre uguale
diffondere illusioni
di felicità
ma l’ottica globale
mi fa sentire male
persino quando penetra
nei bar
competere competere competere per chi
competere per chi non se lo merita
competere competere competere con chi
non sa nemmeno cosa sia domenica
non sa nemmeno cosa sia
domenica .. domenica .. domenica .. domenica
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I VALENTINA DORME VI INVITANO IN SALA PROVE
Tra poche ore saranno “Prove Generali Aperte”. Chi vuole partecipare alle nostre prove può mandare una mail a info@valentinadorme.it e chiedere di assistere. O rispondere a questa nota. O usare la posta interna di facebook. Per sapere quando e dove. E come. Saranno session-concerto a tutti gli effetti. Per pochi alla volta, va da sè. 5, massimo 8 persone alla volta. Per chi arriva da lontano è possibile parlare di ospitalità (la notte, il pomeriggio, la mattina…). A voi. [da facebook]
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GO DO | JÓNSI
Go sing, too loud
Make your voice break – Sing it out
Go scream, do shout
Make an earthquake…
You wish fire, would die and turn colder
You wish, your love, could see you grow older
We should always know that we can do anything
Go drum, do go out
Make your hands ache – Play it out
Go march through crowds
Make your day break…
You wish silence, released noise in tremors
You wish,I know it, surrender to summers
We should always know that we can do everything
Go do, you’ll know how to
Just let yourself, fall into landslide
Go do, you’ll know how to
Just let yourself, give into low tide
Go do!
Tie strings to clouds
Make your own lake – Let it flow
Throw seeds to sprout
Make your own break – Let them grow
Let them grow (Endless summers)
Let them grow (Endless summers)
(Go do endless summers)
You will survive, we’ll never stop wonders
You and sunrise will never fall under
You will survive, we’ll never stop wonders
You and sunrise will never fall under
We should always know that we can do anything
Go do!
[Jón Þor Birgisson]
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JÓNSI “GO” | NUOVO ALBUM E VIDEO PER IL LEADER DEI SIGUR RÒS
Uscirà in tutto il mondo durante la prima settimana di aprile “Go“, l’album solista Jónsi Birgisson, frontman dei Sigur Ròs. Arrangiato in collaborazione con il bambino prodigio Nico Muhly, “uno dei più grandi compositore del pianeta”, raccoglierà tutto il materiale che Jónsi ha creato in questi anni. La copertina dell’album è stata realizzata dalle sorelle di Jónsi, Inga e Lilja.
Il 22 marzo sarà la volta del primo singolo estratto dall’album, dal titolo “Go Do”: l’EP conterrà una traccia omonima e altre due canzoni, “Kolniður” e “Grow Till Tall”. Da ieri è possibile vedere il video di “Go Do”, diretto dalla coppia islandese Stefan Arni and Siggi Kinski. Eccolo:
Jónsi – Go Do from Jónsi on Vimeo.
Sul sito di Jónsi, da pochissimo online, è inoltre possibile ascoltare un live realizzato negli studi della WNYC Radio: tre canzoni estratte da “Go”, “Around Us”, “Go Do” e “Boy Lilikoi” in una versione totalmente acustica e molto diversa dalle tracce contenute nel disco.
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LE MIE FATE | SIMONA GRETCHEN
non c’è rischio né passione, non c’è margine d’errore
sicurezza mia non piace a chi mi spreme, a chi non duole
a chi mi ripete piano: il tempo aiuta e noi
lo aspettiamo!
vorrei soltanto esser certa che ciascuno avesse perso
questo sarà il mio risveglio, questo il mio placebo
e vi chiedo: se solo dai miei occhi lo poteste cancellare
poi mi appoggio un po’ in disparte
mentre lisce come il miele
ridono le loro voci
che non mi riesce di sentire
no, non mi riesce di sentire
non mi riesce di
sentire
amerò il suo torpore finché farà troppo male
dice che non ha speranza di uscirne fuori
e non mi riesce di negare una sorte
così chiara
questa voce che mi uccide, io la imploro di tacere
io la imploro di tacere io la imploro di tacere
poi mi appoggio un po’ in disparte
mentre lisce come il miele
ridono le loro voci
che non mi riesce di sentire
no, non mi riesce di sentire
non mi riesce di
sentire
per questo dormono e poi chiedono perdono, le mie fate
dormono e poi chiedono perdono
forse chiedono perdono
per questo dormono e poi chiedono perdono, le mie fate
dormono e poi chiedono perdono
forse chiedono perdono, le mie fate
dormono e poi chiedono perdono
forse chiedono perdono
[Simona Darchini]
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COME STAI | BRUNORI SAS
“Come stai?”
è la frase d’esordio nel mondo che ho intorno
Tutto bene, ho una casa
e sto lavorando ogni giorno
che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?
E’ il mutuo il pensiero peggiore del mondo che ho intorno
Tasso fisso, con l’euribor c’è chi sta impazzendo da un anno
Che cosa vuoi che scriva? Di cosa vuoi che canti?
Naaaa-na-na-na
Di com’è facile andare quando non sai guidare
Naaaa-na-na-na
Di com’è triste natale senza mio padre
Il calcio è la sola religione del mondo che ho intorno
Una pizza, una birra e poi andremo a ballare giù al mare
che cosa vuoi che dica? Di cosa vuoi che parli?
Naaaa-na-na-na
Di com’è grande il mare
quando non sai nuotare
Naaaa-na-na-na
Di come navigare al rallentatore
Forse dentro me cambiano le cose
Forse dentro me cambiano le cose
Dentro al mio giardino nascono le rose
[Dario Brunori]
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VENTI MINUTI | OFFLAGA DISCO PAX
Mio padre è morto dopo 54 anni complicati
e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi.
Non andavamo d’accordo.
Invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso:
qualche segno delle mani, un’espressione allo specchio, un tono di voce.
Questa cosa non mi piace per niente.
Da quando se ne è andato ho un’eredità natalizia:
aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli
nei loro vent’anni
era l’inizio degli anni ‘60 e devono essere stati momenti di grande condivisione
e scoperta del mondo.
Questo tizio io l’ho visto solo due volte, da bambino.
Gente che aveva più borghesia e più boria di noi.
L’ho reincontrato, quell’amico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente.
Da allora quell’uomo ha deciso
che io sono mio padre.
Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama,
parla con me, venti minuti, di cose che non so
e di un periodo in cui non ero ancora nato.
Ha il tono cameratesco che usava con lui
e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome.
Mi dice: “Ti ricordi quello li? Quella là?”
esattamente come fossi lui.
Non ho mai condiviso le scelte di mio padre.
L’ho odiato cordialmente.
Da sempre.
Ora che non c’è più, sono sereno.
Ho risolto le cose che avevo in sospeso.
Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa
e ne parla come non ne ho mai sentito parlare.
Non lo riconosco in quelle storie di amicizia
durata oltre la naturale scadenza.
Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo.
Che chiama ogni tanto, da molto lontano.
E per pochissimo tempo.
È una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia.
Che è quasi assente.
Venti minuti.
Non uno di più.
Anche stamattina.
Parla. Racconta. Quasi piange.
Si congeda e mi chiama col suo nome.
Poi si corregge. Mette giù.
Non era con me che voleva parlare.
Non era di me che aveva bisogno.
Mio padre, per tanto tempo,
mi ha telefonato solo una volta all’anno.
La vigilia di Natale.
Era l’unico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi,
vista l’evidente ostilità che gli riservavo.
Quella telefonata, fatta da nove chilometri,
freddi e distanti quanto lo stretto di Bering,
gli costava molto.
Ma non se la negava mai.
Un punto d’onore.
“Ciao figlio, tuo padre sta bene.
Fatti sentire ogni tanto.
Come sta tua madre?
Valla a trovare.
Almeno lei.
Ciao figlio, buon Natale”
Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo.
Ultraterreno.
Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto.
[Max Collini]
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UNA GIORNATA SENZA PRETESE |
VINICIO CAPOSSELA
Sotto un cielo di nebbia
che cielo non è
è un altro giorno insicuro
che io passo con te
e ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
È stato forse per noia
o per mancanza di vino
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
l’auto va dolcemente
dentro la notte più scura
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera…
BUON APPETITO | DENTE
Da lunedì 5 ottobre e per una settimana anteprima esclusiva del video di Dente “Buon Appetito” su Rockit.
E intanto su Rolling Stone TV la prima puntata del format “La stanza delle scope” con protagonista Dente.
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non vederti più
l’idea di non fidarmi più
qualsiasi cosa mi dirai
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non toccarti più
l’idea di non seguirti più
in tutto ciò che fai
Ho messo le mani in tasca
e ho sputato sulla tavola:
buon appetito, amore mio.
Sapessi che felicità mi da
l’idea di non sapere più
quando cammini dove vai
quando dormi con chi lo fai
Di tutte le lacrime che hai
quante ne piangerai?
Quantificando il male che mi fai
ho visto che non finisce mai
Quindi ho messo le mani in tasca
e ho sputato sulla tavola:
buon appetito, amore mio.
Quando fai la spesa cosa comperi?
Di che colore hai colorato i mobili?
Vorrei non sapere più nemmeno dove abiti.
Quando fai la spesa cosa comperi?
Di che colore hai colorato i mobili?
Vorrei non sapere più nemmeno dove abiti..
[Giuseppe Peveri]
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ORFANI ORA | VINICIO CAPOSSELA
Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e ogni goccia d’acqua che mi sta bagnando
mi parla un po’ di te
sono giorni che cammino senza meta
portandoti per mano
se anche torneremo uguali a prima non importa
se dovrò mandarmi in cenere
per ritornare a vivere
La pioggia mi feriva
e non avevo più parole
ora è diventata neve
e cade morbida..
E io sono quello a cui
fai accender sigarette
e sono quello
per cui le hai accese tu
Il sano non crede al malato
e si annoia alla malattia
se avevi dei ricordi ora
ora son passati a me
e sono nudo per strada
da quando non mi copre più il tuo sguardo
E nuda è la strada e i binari e le insegne
e nuda sei tu
il mondo ora è nudo
se non lo copre il tuo sguardo
Siamo orfani ora
io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
Io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
E nuda è la strada e i binari e le insegne
e nuda sei tu
il mondo ora è nudo
se non lo copre il tuo amore
siamo orfani ora
Siamo orfani ora
io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce
Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e sono giorni che cammino senza meta
portandoti nel cuore